Alien Army

RED BULL Italia - Alien Army: fare la Differenza Una di quelle interviste rare (NEWS)

Pubblicato il 13 febbraio 2015 | da Nx of MassaK | News, News - Italia

sul sito ufficiale RED BULL MUSIC Italia una bella intervista a Alien Army

Alien Army: fare la Differenza

Una di quelle interviste rare, dove trovare tutto e di tutto. Dal turntablism al senso della vita

FONTE: https://www.redbull.com/it/it/music/stories/1331704885490/alien-army-il-turntablism-la-musica-la-vita

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Alien Army. Monumentali. Nella loro storia (ormai lunghissima), nella maniacalità, nel virtuosismo, nell'intensità. In mano loro la musica è una missione. Da combattere secondo le leggi più alte del turntablism. Inutile che ci spendiamo in troppe chiachiere introduttive: in questa spettacolare intervista, loro ci raccontano praticamente tutto. E ci lasciano come omaggio, alla fine, l'ascolto in anteprima di un remix di uno dei brani contenuti nella loro ultima release, “The Difference”. Una release, ovviamene, monumentale. Ma lasciamo la parola al leader e fondatore, Dj Skizo, e al suo socio Mandrayq.

 

Cosa è successo in questi anni di "pausa" (almeno apparente) dell'Armata Aliena, prima dell'uscita di "The Difference"?

Skizo: Di pause sullo strumento non ce ne sono mai state per nessuno del collettivo, ognuno di noi ha continuato il suo rapporto quasi morboso con lo scratch e la musica, indirizzandolo magari su progetti diversi. ne è un esempio il disco BungalowZen prodotto all'epoca da me e Tay… così come il percorso fatto da Metz che ora e' un direttore di orchestra in USA o quello fatto da Inesha come produttore elettronico o di J.Type come arrangiatore, remixer e dj per i Negrita. Gruff è andato avanti con le sue esperienze musicali, Mandrayq ha conseguito il titolo di campione del mondo IDA, Zak ora gestisce un programma in radio... Come citiamo in un nostro pezzo del disco: "abbiamo basi sparse dappertutto e siamo inseriti in tutti gli strati sociali". Di base in questi anni c'è stata tanta riflessione e studio per acquisire la consapevolezza necessaria per portare alla luce un nuovo lavoro che non fosse solo la continuazione dei precedenti, ma un prodotto diverso e comunque legato alla nostra filosofia di gruppo. Abbiamo sempre mantenuto col nucleo centrale un ottimo rapporto, consapevoli che il giorno della reunion vera sarebbe arrivato, e così' è stato: nel 2011 ci siamo riuniti su un unico palco quasi per testarci a vicenda ed eravamo andati avanti, ancora una volta anche divisi avevamo progredito in qualche maniera. Da lì la decisione di fare un nuovo disco, decisione sofferta perché voleva dire mettersi in gioco seriamente un'altra volta. Non puoi chiamarti Alien Army e tornare con roba sufficiente: devi spaccare come il giorno uno. Una notte in casa di Mandrayq uscì il primo pezzo "Intonati ", il resto e' storia. Abbiamo stretto un solido rapporto con THIS PLAY MUSIC che come etichetta ci ha dato una mano sia a livello gestionale che legale, e dopo due anni e mezzo di gestazione, forse i migliori produttivamente e musicalmente parlando, è uscito "The Difference"

Quanto è difficile gestire questo assetto a "organico aperto"? Ci sono ovviamente dei centri gravitazionali, Dj Skizo in primis, ma la composizione dell'Armata è cambiata moltissime volte negli anni.

Skizo: La passione per la buona musica, la conoscenza della stessa, lo studio delle diverse tipologie di produzione, hanno generato quello che siamo ora. Il gruppo è passato attraverso cambiamenti radicali e si è conservato integro nella passione e nell'entusiasmo per consegnare un lavoro come "The Difference". Ho dato spazio a nuove leve all'interno del gruppo e altre ne arriveranno… Ci vogliono stimoli, e condividere esperienze con gente nuova è stato molto stimolante. La formazione attuale su questo progetto comprende Skizo, Mandrayq, Zak, 2p, Simo G e Tayone, ma portiamo dentro il cuore  tutti gli O.G. che son passati nel gruppo. Son quasi due decadi che spingiamo come matti nuotando controcorrente e pensiamo di aver fatto grandi passi avanti sia umanamente che artisticamente. Questo è un organismo aperto ma con delle sue regole e gerarchie, ed una volta che ne fai parte capisci e diventi un tutt'uno col progetto comune. La cosa fondamentale è progredire in stile, classe, innovazione e originalità nell'uso dello strumento. La musica ci ha regalato grandi momenti in questi anni bui e i sogni son stati a volte l'unica cosa concreta che avevamo. Ecco, abbiamo saldato una piccola parte del nostro debito con "The Difference".

Originariamente Alien Army era un collettivo dove disciplina, impegno e rigore erano a livelli altissimi, quasi maniacali. E' così anche oggi?

Skizo: La crew è sempre stata un poco "selettiva" e alla base della nostra filosofia c'è sempre stato più' il "FARE" che il "DIRE", più l"ESSERE" che l'APPARIRE". Forse questa nostra caratteristica ci ha preservati dall'estinzione, rimanendo spesso lontani dal compromesso. Io più che altro ho sempre avuto il ruolo di aggregatore, ma poi all'interno si sviluppavano microcosmi per simpatia e affinità musicale, dando così vita a entusiasmanti confronti. In una tipologia di gruppo come Alien Army l'impegno e la passione erano e sono sempre stati insieme all'aspetto umano alla base del rapporto. Per far musica e' essenziale confrontarsi essenzialmente con persone ricche di spirito e pronte a dare il massimo per un obiettivo comune. Ho da sempre creduto nella collaborazione e nel concetto di condivisione come formula vincente; inoltre far fare le cose alle persone giuste è da sempre una mia idea e sì, Alien Army era ed e' un gruppo strano, dove si entra con educazione e umiltà in punta di piedi o si esce a calci nel culo, ma le soddisfazioni son immense, per chi rimane.

Cosa manca oggi nel panorama musicale che c'era invece nel 1996, anno della fondazione dell'Armata? E cosa c'è invece oggi che non c'era nel 1996?

Skizo: Prima di quel periodo ci sono stati gli anni '80, con tanti ottimi dj tra cui un fortissimo Aladdin (l'unico e vero) che decise i giochi per lungo tempo assieme a molti altri di quel periodo. Verso la fine di quel decennio ci fu un lungo momento di stasi, si pensava fosse difficile il cambiamento, eravamo ancora tutti a tastini e mixer rozzi; ma quando gli Invisibl Skratch Piklz arrivarono sul pianeta terra le carte in tavola cambiarono. Il fader, l'hamster style, 'OG Flare, l'uso alternativo del piatto e il pianeta Vestax rivoluzionarono il concetto scratch. Da li in poi tutto cambiò. Il 1996 era un periodo di particolare attenzione verso il giradischi anche se il dj/turntablist ha da sempre dovuto conquistarsi il suo spazio sui palchi: in quel periodo c'era un grosso fermento tecnico e teorico-rivoluzionario, eravamo molto più fricchettoni e sognatori, ancora non si scriveva tutto né si annotava, eravamo una sorta di jazzisti dello scratch. Fino al 2000 camminavano di pari passo stile e tecnica, poi dopo il 2006 purtroppo c'è stato un periodo di declino stilistico a favore della tecnica fino ad arrivare ad un appiattimento totale del panorama causa follie tecnico velocistiche europee. Pian piano c'è stata una risalita sino ai giorni nostri, con il ritorno della scuola di stile californiana che ha riportato il giusto ordine delle cose. Prima sicuramente c'era più' follia, improvvisazione e atteggiamento inconsapevole verso lo strumento; dopo, una gran consapevolezza, un pizzico in meno di innocenza e molto più bagaglio tecnico. Prima tanta Italia per quanto riguarda noi e le nostre storie, senza sapere cosa succedeva la fuori in altri Paesi, dopo tanto web, condivisione e un po' di globalizzazione della cosa. Una citazione dai Demon Boyz che mi ha da sempre accompagnato durante gli allenamenti è: "Don't imitate, don't call me imitator / Create my own style, so call me creator". L'originalità sta alla base della nostra scuola italiana. Comunque, all'interno del booklet di "The Difference" troverete una epica lista di dj compilata in collaborazione con IHHF, Kool Herc e P.H.A.S.E 2, lista che dà una idea dei maggiori capostipiti per area e periodo... Enjoy it!

Da cosa nasce la scelta di incorporare nel processo creativo che sta alla base di "The Difference" anche dei musicisti? L'idea di renderlo un album molto più "ascoltabile" (più musicale e meno concentrato su preziosità turntablistiche) si è sviluppato incidendo, o è stata una precisa scelta fatta prima ancora di iniziare a lavorarci sopra?

Mandrayq: La risposta è molto semplice direi, il progetto è partito con l'intento di fare delle buona musica, senza restrizioni o limiti. Quindi se la canzone "chiama" un cantato o uno strumento in particolare e abbiamo la possibilità di inserirci altri musicisti che suonano strumenti che noi non suoniamo e possono contribuire con il loro talento, perché non farlo? Altre volte invece è stato proprio l'incontro con musicisti che ha ispirato la nascita di una canzone nuova, semplicemente sentendoli suonicchiare, allenarsi, o divertirsi in varie occasioni, in studio o semplicemente fra amici.

Skizo: In generale quasi tutti noi del gruppo suoniamo uno strumento e collaboriamo con musicisti in altri progetti da tempo. "The Difference" è un lavoro a molteplici mani dove i musicisti si sono fusi con noi nel più spontaneo dei modi: l'Interplay, che e' anche alla base dello studio dello scratch. Il grande Lorenzo Feliciati ci dette innumerevoli dritte a suo tempo così come Tony Tarantino ha saputo regalare delle session di tromba e synth e in maniera intelligente riarrangiare alcuni pezzi. Altri come Talarico, Boero, Vitale, hanno arricchito il disco con delle sfumatore importanti. Lo scratch per natura è "wild", selvaggio, più che “ascoltabile” risulta “apprezzabile”. il suono e' ruvido e non messo lì per farti piacere: e' un vagone che viaggia dipinto secondo le "nostre" regole e non quelle che ci lasciano gli altri. Ecco dove sta "la differenza": io dipingo il mio suono sulla società, non nella società.

"The Difference" è a suo modo uno statement monumentale. Una trentina di tracce, un doppio cd. Non avete mai avuto paura che fosse, in qualche modo, "troppo"? Non avete avuto la paura che in epoca di download e di ascolti frammentati questa fosse una scelta eccessiva? O forse è stata proprio questa consapevolezza ad avervi spinto a farlo...
Skizo: Tutti remavano contro la scelta del doppio LP, ma io ho voluto fino in fondo dare tanto, siamo artisti prolifici non destinati a nasconderci dietro una "ristampa", dodici tracce o trend di mercato. I nostri lavori son sempre stati abbastanza corposi e con "The Difference" abbiamo voluto regalare molto più del necessario, per ripagare tutti coloro che ci hanno seguito, supportato e rispettato nel corso dei nostri dischi. Ascolti frammentati e download? No problema, abbiamo già pronte altre tracce esclusive fuori dal disco che andranno in free download. Per citare Mc Fadden and Whitehead "Ain't no stoppin us now", nessuno può fermar la macchina Aliena. Stiamo già ultimando un Remix Ep in chiave elettronica di alcuni brani del disco con remixer come Zizzo (Reset), Blatta (NuType), ASK da Sydney, e partirà a breve anche un Remix contest che vedrà il vincitore entrare nell'Ep di diritto. Insomma se la musica è buona perché deve esser poca? Perché assoggettarsi sempre alle strategie di mercato? Perché seguire un trend? Noi siam andati per la strada della follia, che è l'unica che conosciamo bene.

Esistono dei punti di riferimento per "The Difference", dei dischi a cui vi siete ispirati?

Skizo: "The Difference" parte  tutto da una visione in autostrada, guidando io e Mandrayq abbiamo avuto la netta sensazione che un tacchino ci avesse superato in corsia d'emergenza, cosa non insolita a dir il vero ma la modalità, l'atteggiamento, la postura e la tecnica usata dal bipede ci incuriosì non poco. Tornammo in studio per mettere in scratch la "visione" e sviluppammo così un suono che ci ricordava quel particolare evento. Il disco e' poi stato concepito in modalità “episodio”: ogni traccia e' un episodio particolare legato ad una visione o ad un suono o alla necessita' di comunicare un messaggio attraverso la manipolazione di samples – e sono innumerevoli le citazioni. Da una intervista di Miles dove cita lo scratch per spiegare il suono, ad un dialogo allucinato sugli extraterrestri di Jack Nicholson, o una telefonata tratta da “Matrix” su un ipotetico mondo futurista. Tutto e' stato un film, anche nella realizzazione della copertina, ispirata da una cover che si guadagno' negli anni '70 il titolo di cover più brutta mai realizzata all'epoca .
Ognuno di noi ha dato un contributo tecnico visionario all'atto della produzione e le cose sono uscite con facilità, come per magia. Quando una musica non e' fatta per uno scopo ma esclusivamente per esser felici nel farla tutto diventa bellissimo, capisci? Nel periodo di produzione abbiamo guardato molte fotografie, ascoltato musica e guardato film, c'e' stato un pre-lavoro con dei consulenti esterni per l'uso di frasi e suoni che potessero dare una immagine sonora a quello che avevamo in testa. Su tutti cito “Liquid Sky” come film guida, anche durante la creazione di nostri lp precedenti usavamo guardare questo cult movie con indirizzo psichedelico: una traccia su tutte ci colpi' molto, "Me and my Rhithim Box ", dove usano una pioneristica Roland cr78 da sottofondo a Slava Tsukerman che delira... d'altronde tutto il film era visionario! "The Difference", insomma, è un disco che va ascoltato con calma, assaporato e sopratutto interpretato da ognuno di voi. Questo e' il bello della musica: la possibilità' di interpretarla. Ogni canzone può avere significati diversi, diversi anche rispetto alle intenzioni di chi l'ha creata, ecco perché spiegarla troppo è stupido. In questo disco come nei precedenti noi lanciamo degli input: sta poi all'ascoltatore sviluppare il sogno.

Qual è lo stato del turntablism, oggi nel mondo?

Skizo: I tempi sono  cambiati a livello di connections ed ora attraverso il web è tutto più facile, all'interno del nostro disco trovi alcuni capostipiti della nuova era dello scratch mondiale! Woody e Rasp (UK) Iq Eri Konfuzion (Handroidz USA), Hood (Corea), Ask (Australia), Odilon (Belgio), ITFW (USA). Il mondo del turntablism sta vivendo un momento d'oro per il lato tecnico-stilistico, che è portato a livelli quasi estremi dalle nuove generazioni grazie anche agli scambi facilitati da internet. Nel nostro mondo non ci sono barriere linguistiche e il confronto attraverso molteplici forme con quello che c'è là fuori è quotidiano: siamo un'arte dotata di estremo senso di autocritica e dunque il rinnovamento e' praticamente quotidiano. Molteplici sono le gare on line che si sono sviluppate in aggiunta alle super classiche DMC e IDA: oltre alla Killa Combat italiana troviamo all'estero Dv battle, Beat 4 Battle e tantissime altre che stanno generando un numero sempre più grande di adepti.Se guardiamo il livello Italiano siamo uno dei primi tre paesi al mondo nei conseguimenti titoli, abbiamo una scuola di stile riconosciuta all'estero e tanti sono i dj che stanno spadroneggiando nelle classifiche mondiali. Sarebbe forse il caso che la stampa di settore italiana si occupasse un po' di più di queste realtà sia nell'ambito turntablist-ballo che writing, invece di parlar spesso solo di dissing, gossip e vendite.
Mandrayq: Lo stato del turntablism è molto buono devo dire! E si sta senz'altro evolvendo. Infatti è l'approccio che è cambiato, almeno da un lato. E questo grazie alla tecnologia e all'economia. Parlo più che altro nell'ambito delle competizioni e dj battle. Sia per quanto riguarda i prodotti (dei quali parlerò dopo), che per il fatto che stamparsi un vinile proprio in unità singola dopo i primi anni 2000 è stato sempre più abbordabile; il tutto sostituito poi dall'introduzione di sistemi DVS (digital vinyl system) che menzionerò dopo. La musica e le sonorità ad un certo punto erano in cambiamento, giustamente, e quindi almeno nell'ambito delle gare si aprivano nuovi mondi. Non c'era più nessun problema ad autoprodurrsi una routine, ricucita su misura per l'esecuzione in gara: cosa spesso totalmente diversa dall'uso di due dischi comprati e disponibili per tutti. Nel primo caso spesso, non sempre, ti trovi davanti ad un puzzle di musica e suoni; nel secondo, della musica come la si sente in radio. Certo sta sempre all'esecutore rendere la performance qualitativamente buona e tirare fuori le proprie skills/abilità tecniche ma senz'altro le cose sono leggermente diverse. Personalmente ho comunque delle performance preferite sia nell'uno che nell'altro modo: quando una persona è valida, riesce a stupire a prescindere dal metodo che usa. E qui però veniamo ai prodotti. Negli anni novanta si parlava di mixer, giradisci, vinili. Poi con l'avvento come dicevo del DVS (digital vinyl system: come Serato, Traktor, Mixvibes o Virtual Dj) ha cominciato ad integrarsi questa tecnologia e il controllo di software nell'ambito del turntablism: allora abbiamo i primi mixer con funzionalità midi, usb ecc, uscendo dal mondo analogico. Anche qui vale la stessa regola che ho accennato sopra, se uno è bravo è bravo, stop. Se parliamo comunque solo dell'uso dei cue point controllati via mixer o di qualche effetto, personalmente non ci vedo nulla di male in una gara di "turntablism", ma se invece non tocchi nemmeno il giradischi e fai tutto con i bottoni... beh, la cosa cambia. Quindi alla fine sta all'autocritica e all'osservatore decidere se si parla ancora di turntablism o di controllerism quando vengono inseriti certe funzioni e prodotti come controller midi, eccetera. Il bello del turntablism è anche che è mutabile, ok, ma fino ad un certo punto. Più stacchi la mano dal turntable per usarla per premere bottoni, più diventi turntablist? La linea è molto sottile e ampio argomento di discussione, secondo me. Ma per quanto riguarda la creatività, sono semplicemente dell'opinione: no limits! Dall'altro lato invece, lo spirito direi che è sempre lo stesso: la voglia di stare sul giradischi!

Riuscirà mai a rimarginarsi la distanza che c'è fra scena del turntablism e quella della club culture, legata più a techno e house? Un tempo, ricordiamo i primissimi DMC italiani, le due sembravano marciare di pari passo... Prezioso, Zappalà, Lory D...

Skizo: Non vedo uno scollegamento tra il turntablism e la scena dance, quella dei personaggi che tu hai citato era la musica del tempo che fu, ora i Dj spaziano attraverso trap, dubstep, electro, hip hop, Abstract e anche se odio 'ste terminologie nerd direi che il turntablism ancora una volta è il passo avanti nel dj set da copiare, come negli anni che furono: l'evoluzione della specie siamo noi, non i dj da club. Ovviamente per motivi squisitamente commerciali nei primi anni '80 in Italia le gare erano esclusivamente associate alla musica commerciale del periodo, anche perché la risposta del pubblico era considerata una fattore di giudizio; ora i tempi sono estremamente cambiati ed esistono giudici appropriati a giudicare il livello delle gare ed una apertura a livello di scelta musicale. Anche tutti i brand di mixer stanno di nuovo rivolgendosi a noi sia come informazioni tecniche che implementazioni di strumenti e sopratutto esigenze di mercato. Pensi davvero che sia un marchio a disegnare un mixer, un cdj o un controller? No! Siamo noi, da sempre. Quindi in conclusione i due mondi, club e turntablism, all'estero viaggiano su binari uguali: li divide a tratti la scelta del sound ma lo spirito è di evoluzione, nulla ha generato più rivoluzione nella musica di quello che han fatto i dj negli ultimi trent'anni, persino molte tecniche di campionamento e gestione dei sample son state influenzate dal turntablism, l'arte del juggling ha insegnato a molti producers come girare i break beats, così come lo scratch ha messo il naso penso in ogni forma di musica contemporanea. Con l'avvento dei controller e dei video l'interazione col pubblico dovrebbe esser migliorata e anche laddove si lavora sulla tecnica c'è sempre comunque una strizzata d'occhio al dancefloor. Anche il nostro spettacolo, per chi ha avuto l'occasione di vederci dal vivo, è improntato sul far muovere la gente e interagire con lo show, piuttosto che riunire in un contenitore della gente passiva.

Qual è il vero segreto per essere un turntablist di quelli forti?
Skizo: Rimanere focalizzato, porsi degli obbiettivi, creare innovare e trasmettere nel rispetto di chi è venuto prima di noi e inseguire un sogno anche quando si è gli unici a vederlo. Rileggendo poi interviste sparse di Miles Davis, John Coltrane, Charles Mingus in tutte traspare poi quello che loro chiamano il "Paracadute": con un enorme allenamento disponi sempre di una sorta di paracadute in caso estremo, ma poi la musica è e rimane spontaneità, quello che esce “alla prima” contiene sempre un poco la tua essenza. Se ci pensi troppo non è più il tuo soul che esce, ma il tuo ragionamento. Poi credo sia importante agire d'istinto e imparare a osservare il tuo strumento da diversi punti di vista, ci hai fatto caso che tu il giradischi lo guardi magari sempre e solo da un punto di vista? Non aver paura di cambiare e sopratutto ascoltare tanta musica è la ricetta per progredire: fai del tuo meglio ogni giorno in maniera rivoluzionaria, quel suono che registrerai oggi rimane per sempre, non si scappa.
Mandrayq: Dedizione, passione, voglia, allenamento, aivertimento, competizione, coopetizione (competizione + collaborazione), umiltà, comunicazione, mentalità aperta... Potrei andare avanti per ore, posso dire che in generale, come per tutte le cose nelle quali vuoi fare la differenza, ci vuole passione prima di tutto! Sii creativo e sii convinto che tu possa farcela. Confrontati, studia e sii critico con te stesso e motivato fino all'osso, anche se ogni tanto può essere dura. Molto importante poi, in situazioni live e più che altro nelle gare: comunica! Comunica con il pubblico e con/contro il tuo avversario, mostra la superiorità anche esternamente, non solo attraverso il sound. Se stai a fissare i giradischi senza mai alzare la testa, puoi benissimo perdere contro una persona che fa metà di quello che fai tu ma che comunica e fa hype. Anche lo "show" è importante! Sei tu a fare la differenza!

Domanda finale: raccontateci "Big Party (Sharks In Venice remix)", la traccia che ospitiamo in stream esclusivo…
Skizo: Questo come altri remix fa parte dell'ep a cui accennavo e dà una idea deep/funk del pezzo originale. “Sharks In Venice” sposa le nostre sonorità arricchendole con un groove sensazionale e sospeso, decisamente dancefloor oriented. D'altronde la nostra ricerca per aprirci a tutte le sfaccettature musicali è riconosciuta, e trova in questo sound la sua consacrazione.

Mandrayq: Poco da dire, è una botta in faccia. Molto fresco! Al primo ascolto ha fatto tremare il salotto e ha causato un mini tsunami nel fiumiciattolo dietro casa. Trovo ancora carpe nella mia pianta di rosmarino...

FONTE: https://www.redbull.com/it/it/music/stories/1331704885490/alien-army-il-turntablism-la-musica-la-vita

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